Description
Ho scritto Generations of love intorno ai trent’anni, di sera, nei weekend e nei ritagli di tempo che riuscivo a ricavare dal mio lavoro di
allora, il pubblicitario. Lo scrivevo con l’incoscienza dell’esordiente:
non sapevo se qualche editore l’avrebbe pubblicato, ma non mi importava, ci avrei pensato dopo. L’unico dubbio che mi attanagliava
ogni tanto in fase di stesura era di ordine ideologico: raccontare la
mia esperienza personale aveva senso?
Non avrei potuto immaginare quello che sarebbe successo in seguito.
Generations of love è stato uno di quei libri che, per una pura miracolosa coincidenza di tempi e luoghi, è riuscito a colpire moltissima
gente. Ha dato origine a un flusso ininterrotto di mail da parte dei
lettori, che sentivano l’urgenza di comunicarmi le loro sensazioni: in
molti mi hanno scritto di averlo passato o regalato ad amici, genitori,
compagni di classe come biglietto da visita di se stessi. “Leggilo, questo sono io.” Alcuni l’hanno utilizzato per fare coming out con la propria famiglia. Sono responsabilità delle quali vado fierissimo.
Ma il fenomeno dell’identificazione non è scattato solo con una tipologia di lettori. Nel corso degli anni ho ricevuto posta dalle categorie più impensate (nonne, ragazze madri, preti, popstar, padri di famiglia), che non solo hanno ritrovato parti di sé nel libro ma hanno
voluto condividere con me ricordi molto intimi e toccanti. Mi sono
dato come unica possibile spiegazione la sincerità: ho cercato di essere completamente onesto mentre scrivevo la mia storia e loro hanno
sentito il bisogno di ricambiare questa franchezza. Generations of love è
arrivato dove non avrei mai immaginato potesse arrivare.
Non è mai entrato in classifica, non è diventato un best seller, ma ha
avuto la fortuna di continuare a suscitare l’interesse dei lettori negli
anni, che hanno continuato a leggerlo, rileggerlo, consigliarlo e regalarlo, garantendo a ogni ristampa di andare esaurita e di richiederne
di successive, diventando un vero piccolo cult.
Ci sono scrittori che sognano tutta la vita un risultato così, quindi
grazie. Davvero.
Dall’introduzione di Matteo B. Bianchi




