Il Moro della cima

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La grande Storia può passare ovunque, anche sulla cima di una montagna.
«Soprattutto all’alba, quando la luce è più morbida e la pianura si svela più ampia, e con lo sguardo arrivi fino alla curva del mare lontano: allora ti viene liscio credere che la vita possa davvero essere tutta così, giornate di sole e pascoli verdi»

Description

Dicono che per vivere felici si debba trovare il proprio posto nel mondo: molti di noi passano la vita a cercarlo, per altri è questione di un attimo. Agostino Fraccin, che tutti chiamano «il Moro», la felicità la scopre da ragazzo, tra le montagne di casa, nell’esatto momento in cui capisce che più sale di quota e più il mondo gli assomiglia. Quando gli propongono di diventare il guardiano del nuovo rifugio sul Monte Grappa, non ci pensa su due volte: sa che per stare nel suo centro deve rimanere lassù, dove l’aria profuma di solitudine e d’estate la notte si trapunta di stelle. In pianura si diffonde ben presto la fama di quell’uomo dai baffi scuri e la pelle bruciata dal sole, con i suoi racconti inverosimili e le porzioni abbondanti di gallina al lardo, ma la Storia non ha intenzione di lasciarlo in pace. La Grande Guerra è appena iniziata, e sulla cima del Grappa tira un’aria minacciosa: intorno al rifugio il movimento è frenetico, si costruiscono strade militari e fortificazioni, arrivano in massa le vedette, i generali, i soldati. E il Moro, che in montagna si sentiva al sicuro dalla Storia, assiste alla Storia che sfila sotto ai suoi occhi: nel 1918 il Grappa è la linea del fronte, un campo di battaglia che non tarderà a trasformarsi in un cimitero a cielo aperto e infine in un sacrario d’alta quota. Ma
quando i fucili non fumano più e le fanfare smettono di suonare, lui, il Moro, tornerà a prendersi cura del suo posto nel mondo.